Antichi resti dei primi carmelitani

Antichi resti dei primi carmelitani

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
"Gli è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron" Is 35,2.

domenica 13 marzo 2011

I DOMENICA DI QUARESIMA – A


Con Gesù lottare per vivere

1. Iniziamo il cammino della Quaresima verso la Pasqua del Signore. È un “tempo propizio” che il Signore ci mette a disposizione per il rinnovamento della nostra vita. Perciò è tempo di conversione e di riconciliazione con Dio e con i fratelli; è tempo di preghiera, cioè di ascolto più assiduo e intenso della Parola; è tempo di digiuno per una maggiore sobrietà di vita; è tempo di maggiore attenzione agli altri, in particolare ai poveri, a coloro che sono stati impoveriti dall’egoismo e dall’ingiusta ricchezza degli altri.
Si tratta di ripercorrere l’itinerario battesimale-crismale dell’iniziazione cristiana, al fine di approfondire sempre di più i risvolti esistenziali del nostro essere cristiani, cioè conformi allo stile di vita di Cristo Gesù. È convinzione comune che “cristiani si nasce, non lo si diventa”. Essere cristiani, per noi italiani, è diventato un fatto naturale-antropologico ed etico-culturale, tanto da trasformare il crocifisso – è uno dei dibattiti correnti più curiosi e insipienti intorno al 150° dell’unità di Italia – in un simbolo culturale e di unità nazionale. E su questo nessuno dei cristiani fa sentire chiaro il suo dissenso, neppure chi ha responsabilità ecclesiali. Se a noi ci va bene equiparare il crocifisso alla bandiera italiana, questo dà la misura del grado di consapevolezza che oggi abbiamo del nostro essere cristiani.
E allora, ben venga oggi la Quaresima a fare da contesto, per noi cristiani, al 150° dell’unità di Italia, per imparare di nuovo, alla sequela di Cristo Gesù, il significato vero dell’esistenza cristiana.

2. Molto opportunamente la prima tappa dell’itinerario quaresimale inizia con il vangelo delle tentazioni di Gesù (Mt 4,1-11). Dopo il battesimo (Mt 3,13-17), dove prende pienamente coscienza di essere il Figlio amato del Padre, Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto per essere messo alla prova.
Quel deserto rappresenta le complesse situazioni della vita che Gesù dovrà affrontare. E quella prova, proprio perché viene condotto dallo Spirito, rappresenta un momento intenso di verifica e di discernimento alla luce della Parola e della volontà del Padre. È Dio che, come un buon Padre, mette alla prova per sapere quello che hai nel cuore (Dt 8,2). Gesù, proprio perché Figlio amato, si è sottoposto a questa prova (Eb 2,18), e non solo per un momento, ma lungo l’intero arco della sua esistenza terrena, fino al Getsèmani (Mt 2636-46), fino alla Croce (Mt 27,39-44). La prova per Gesù è stata anche un momento intenso di lotta contro le suggestioni e le seduzioni ingannatrici della vita. Le tentazioni nel deserto e il Golgota – momenti della lotta – racchiudono tutta la vita di Gesù.

3. La verifica, il discernimento e la lotta esigono il digiuno. E Gesù digiuna «per quaranta giorni e quaranta notti», cifra simbolica che indica l’arco di una vita. Come tutta la vita è un continuo essere messi alla prova, così è anche per il digiuno. Perché il digiuno è quel “momento propizio” dove siamo chiamati a mettere un po’ di ordine nella vita per fare spazio a Dio e decidere quali sono le cose essenziali per cui vale la pena di vivere.

4. Certo, il digiuno fa venire la fame. Di Gesù è scritto che «alla fine ebbe fame» (Mt 4,2), come a dire: l’esito del digiuno è la fame. E subito la pagina evangelica scrive: «Il tentatore si avvicinò e gli disse… » (Mt 4,3). Ecco: il tentatore, il divisore (= diavolo) si insinua, si introduce proprio nella fame di Gesù; è come se il tentatore-divisore assumesse anche il nome di “fame”.
Di quale “fame” si tratta? Qui sta la verifica e il discernimento; qui sta anche il senso della lotta di Gesù.
Può essere fame della Parola di Dio (Am 8,11), suscitata dalla presenza di Dio e del suo Spirito: la Parola di Dio sazia la fame, ma saziando, ti scava dentro e ti mette ancora più fame (Sir 24,20).
Oppure può essere fame di potere idolatrico e mondano suscitata dal tentatore-divisore; vale a dire:
— fame del potere economico (prima tentazione: Mt 4,3-4), ovvero uso egoistico dei beni della terra, di cui il pane è cifra simbolica;
— fame del potere religioso (seconda tentazione: Mt 4,5-7), ovvero uso strumentale di Dio piegato al nostro volere e ai nostri bisogni;
— fame del potere politico (terza tentazione: Mt 4,8-10), ovvero svendita della propria dignità di uomo e di Figlio di Dio pur di dominare e asservire il mondo.
Gesù non si è lasciato sedurre da nessuno di questi tre poteri. Egli, a differenza di Adamo (prima lettura: Gen 2,7-9; 3,1-7), lottando fino alla fine, ha conservato la dignità di Figlio di Dio, piegando le ginocchia solo davanti al Padre, adorando solo Lui e nessun altro. Per questo, scrive l’apostolo Paolo (seconda lettura: Rm 5,12-19), egli è l’Adamo Autentico, l’Uomo Vero, l’Uomo secondo il cuore di Dio, capace di risollevarci dalle nostre cadute nella polvere del potere idolatrico, per ridonarci la dignità di figli di Dio e il vero Senso della vita, che non sta nella fame del potere ma nel servizio gratuito e disinteressato: «Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano» (Mt 4,11).

Con il salmista (salmo responsoriale: Sal 51), chiediamo a Dio di essere liberati dalla fame del potere idolatrico e, come Gesù, di avere il coraggio di lottare contro le facili seduzioni del male, specialmente quelle che ci fanno svendere la dignità di creature umane e di figli di Dio, pur di contare qualcosa agli occhi degli uomini.

1° Domenica di Quaresima Anno A

"Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita" (Sl 90, 15-16)

Colletta
O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato,
concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua parola il
cammino quaresimale,
per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia
dello Spirito.

La prima cosa che ci salta alla vista di questa prima domenica è questa:
"Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca
di Dio".

Inizia il nostro cammino quaresimale in questa che è detta la domenica
“della tentazione”

La prima lettura è tratta dal libro della Genesi (2,7-9; 3,1-7 ).
Il testo descrive -con un linguaggio anche poetico- il peccato dell’uomo
nel giardino di Eden.
Il desiderio di essere simili a Dio inganna i nostri progenitori. I
versetti riportati in questa liturgia ci presentano solo questo.

Nella seconda lettura, Paolo (Rm 5, 12, 17-19) narra che a causa della
mancanza dei progenitori il peccato è entrato nel mondo.
Ma la grazia in vista di Gesù Cristo ha superato tale caduta, e nel Figlio
siamo stati fatti a immagine di Dio.

La Parola di Dio del ciclo A ha una stretta connessione tra le letture
domenicali: la prima lettura, la seconda e il Vangelo.
Il Vangelo di Matteo (Mt 4, 1-11) ci presenta la tentazione di Gesù nel
deserto.
L’evangelista descrive le sue tre tentazioni a cui fu sottoposto Gesù. E in
lui noi siamo vincitori.
In queste tre tentazioni c'è racchiusa ogni possibile tentazione
dell'uomo: la tentazione del potere, dell’avere e del piacere.
Ma Gesù ci insegna a vincere: con la Parola di Dio, con l’essere sottomessi
al Signore e a Lui solo rendere onore e culto.
Lasciarsi “vincere” dal male, dalle tentazioni significa diventare più
schiavi: schiavi del peccato, di falsi valori e false libertà.
Il Signore si pone davanti a noi, oggi, come il modello da imitare.
Ci insegna ad ascoltare la Parola di Dio, a pregare e a condurre una vita
dignitosa e tranquilla, ci insegna a partecipare ai sacramenti per avere
l’aiuto necessario e superare le prove e le tentazioni.
Gesù ci vuole insegnare ad “ascoltare” la voce dello Spirito quando quella
della carne ci spinge al male.
Ci vuole insegnare a “resistere” alle tentazioni, per provare la nostra
fedeltà a Lui, il nostro amore a Lui.
Il salmista ci fa cantare: Perdonaci Signore, abbiamo peccato (stesso
ritornello del mercoledì delle Ceneri).

Possiamo pregare con il salmo 90/91

Chi abita al riparo dell'Altissimo,
passerà la notte all'ombra dell'Onnipotente.
Io dico al Signore: Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido.

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dala peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

venerdì 4 marzo 2011

6 marzo 2011 – domenica della IX settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.”
Mt 7, 21

Come vivere questa Parola?

La preghiera è come l’aria per la vita spirituale. Non puoi farne a meno. E guai se ti lasci andare alle derive dell’attivismi, fosse pure “inzuppato” di santi intenzioni! Però la preghiera non è un macinar parole su parole ma il buon grano che è il suo farsi vita. E quale vita? Quella che coincide col compiere, momento per momento, la volontà di Dio. Gesù è venuto a darcene splendido esempio. Unito al Padre nel pensiero e nel cuore, ne è stato testimone operando il bene. Lui, che ha voluto perfino soggiacere alla terribile tentazione per essere in tutto come noi (fuor che nel peccato) ci ha insegnato quel che più conta. Perché impalcarsi a registi della propria vita, alienandosi da Dio e tentando un’autonomia fuori della sua volontà, coincide con l’autodistruzione. Mentre ciò che Dio vuole per noi è la solidità; di un progetto che è salvezza per noi. Proprio come la solidità della roccia su cui poggia la prima casa della breve parabola del vangelo odierno.

Nel Regno dei Cieli non si entra solo alla fine della vita ma, in serenità di fondo, in cuore di speranza e in clima di gioia si entra già ora. Appena uno decide a addestrarsi e discernere, momento per momento, ciò che è chiamato a fare per piacere a Dio, il Suo Regno che è amore pace gioia bontà e ogni altro vero bene, s’instaura nel profondo e s’irradia poi intorno a lui.

Signore, dammi sempre di intendere quello che tu vuoi da me e che la tua PAROLA e le mediazioni di Esse mi chiarificano. E dammi volontà forte a compiere quello che mi chiedi. Rendimi come sulla roccia!

La voce di un dottore della chiesa

L’anima che è tesa verso Dio, viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera.

S. Giovanni Crisostomo

lunedì 18 ottobre 2010

19 ottobre 2010 – martedì della XX1X settimana del Tempo Ordinario

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
Lc 12, 37


Come vivere questa Parola?

Tutto il capitolo 12 di Luca è un insieme di ammonizioni e sollecitazioni a mettere la fiducia solo nel Signore e ad impegnarci a vivere in atteggiamento di vigile attesa.
La fede cristiana non è questione di alcuni momenti importanti della vita che vengono ‘santificati’ con riti speciali, come il battesimo, il matrimonio, la morte. Il cristianesimo è l’adesione alla persona di Cristo, Figlio di Dio, con tutta la propria vita, in una tensione di amore continuo per ascoltare la sua voce, essere consapevoli della sua presenza, impegnati a vivere, il più fattibile, come lui.
Così, quando il padrone ritorna, a qualsiasi ora, egli ci troverà ad accoglierlo, e ci chiamerà “Beati”.
Nella mia pausa di contemplazione, oggi, medito su queste parole di Gesù: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”, e mi metto nella situazione dei servi beati, pronto ad entrare alla festa delle nozze eterne.
Signore Gesù, voglio trovarmi pronto quando tu vieni! Tu conosci le debolezze che mi ostacolano e mi accecano. dammi il coraggio e la forza di vivere con coerenza ciò che porto nel cuore.



Un teologo-mistico dei nostri giorni

Mentre il bambino, crescendo, acquista una sua autonomia nei confronti dei genitori, nella vita cristiana cresce piuttosto la nostra dipendenza dallo Spirito per farci vivere sempre più la vita del Figlio di Dio.
Divo Barsotti

giovedì 16 settembre 2010

DALLA PAROLA DEL GIORNO

A voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture.
1 Cor 15,3-4


Come vivere questa Parola?

Paolo ha ricevuto dell’oro prezioso. A sua volta è venuto trasmettendolo. Si tratta della verità fulcro del nostro essere cristiani: la passione, morte e risurrezione di Gesù.
Qui sta tutto il motivo di quella fede che, in altro momento, Paolo chiamerà “la vittoria che vince il mondo”. E ancora esplicita: “Cristo mi ha amato e si è dato per me” (Gal 2,20). È il senso profondo della sua passione e morte che arriva in direttissima dentro la mia storia personale. E – attenzione! – procede con un condizionale che spazza via ogni titubanza: “Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede”.
Ecco perché, proprio su questo argomento della risurrezione, nel brano di oggi, Paolo si attarda a nominare i testimoni oculari – diremmo: quelli a cui Gesù risorto è apparso, aggiungendo perfino “più di cinquecento fratelli… la maggior parte di essi – dice Paolo – vive ancora.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, ringrazio per la forza la luce l’esplosivo contenuto di verità che le Sacre Scritture contengono. Chiedo la grazia di perseverare nell’ascolto quotidiano della Parole: luce ai miei passi e forza nel cammino.


La voce di un grande Padre

Se, come dice l’Apostolo, Cristo è potenza e sapienza di Dio, chi non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo: Ignoratio Scripturarum ignoratio Christi est.
S.Girolamo