Questo è un blog a contenuto religioso sei il benvenuto/a. Concedi a noi tuoi fedeli, o Signore, di godere di continua salute dell'anima e del corpo e per intercessione della gloriosa e beata sempre Vergine Maria, fà che siamo liberati dalle prove presenti e possiamo godere della gioia futura. Per Cristo nostro Signore. Amen.( Antichissima preghiera carmelitana, il Concede, entrata in uso dal 1281 ).
Antichi resti dei primi carmelitani
Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
"Gli è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron" Is 35,2.
domenica 13 marzo 2011
1° Domenica di Quaresima Anno A
"Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita" (Sl 90, 15-16)
Colletta
O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato,
concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua parola il
cammino quaresimale,
per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia
dello Spirito.
La prima cosa che ci salta alla vista di questa prima domenica è questa:
"Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca
di Dio".
Inizia il nostro cammino quaresimale in questa che è detta la domenica
“della tentazione”
La prima lettura è tratta dal libro della Genesi (2,7-9; 3,1-7 ).
Il testo descrive -con un linguaggio anche poetico- il peccato dell’uomo
nel giardino di Eden.
Il desiderio di essere simili a Dio inganna i nostri progenitori. I
versetti riportati in questa liturgia ci presentano solo questo.
Nella seconda lettura, Paolo (Rm 5, 12, 17-19) narra che a causa della
mancanza dei progenitori il peccato è entrato nel mondo.
Ma la grazia in vista di Gesù Cristo ha superato tale caduta, e nel Figlio
siamo stati fatti a immagine di Dio.
La Parola di Dio del ciclo A ha una stretta connessione tra le letture
domenicali: la prima lettura, la seconda e il Vangelo.
Il Vangelo di Matteo (Mt 4, 1-11) ci presenta la tentazione di Gesù nel
deserto.
L’evangelista descrive le sue tre tentazioni a cui fu sottoposto Gesù. E in
lui noi siamo vincitori.
In queste tre tentazioni c'è racchiusa ogni possibile tentazione
dell'uomo: la tentazione del potere, dell’avere e del piacere.
Ma Gesù ci insegna a vincere: con la Parola di Dio, con l’essere sottomessi
al Signore e a Lui solo rendere onore e culto.
Lasciarsi “vincere” dal male, dalle tentazioni significa diventare più
schiavi: schiavi del peccato, di falsi valori e false libertà.
Il Signore si pone davanti a noi, oggi, come il modello da imitare.
Ci insegna ad ascoltare la Parola di Dio, a pregare e a condurre una vita
dignitosa e tranquilla, ci insegna a partecipare ai sacramenti per avere
l’aiuto necessario e superare le prove e le tentazioni.
Gesù ci vuole insegnare ad “ascoltare” la voce dello Spirito quando quella
della carne ci spinge al male.
Ci vuole insegnare a “resistere” alle tentazioni, per provare la nostra
fedeltà a Lui, il nostro amore a Lui.
Il salmista ci fa cantare: Perdonaci Signore, abbiamo peccato (stesso
ritornello del mercoledì delle Ceneri).
Possiamo pregare con il salmo 90/91
Chi abita al riparo dell'Altissimo,
passerà la notte all'ombra dell'Onnipotente.
Io dico al Signore: Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido.
Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dala peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita" (Sl 90, 15-16)
Colletta
O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato,
concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua parola il
cammino quaresimale,
per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia
dello Spirito.
La prima cosa che ci salta alla vista di questa prima domenica è questa:
"Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca
di Dio".
Inizia il nostro cammino quaresimale in questa che è detta la domenica
“della tentazione”
La prima lettura è tratta dal libro della Genesi (2,7-9; 3,1-7 ).
Il testo descrive -con un linguaggio anche poetico- il peccato dell’uomo
nel giardino di Eden.
Il desiderio di essere simili a Dio inganna i nostri progenitori. I
versetti riportati in questa liturgia ci presentano solo questo.
Nella seconda lettura, Paolo (Rm 5, 12, 17-19) narra che a causa della
mancanza dei progenitori il peccato è entrato nel mondo.
Ma la grazia in vista di Gesù Cristo ha superato tale caduta, e nel Figlio
siamo stati fatti a immagine di Dio.
La Parola di Dio del ciclo A ha una stretta connessione tra le letture
domenicali: la prima lettura, la seconda e il Vangelo.
Il Vangelo di Matteo (Mt 4, 1-11) ci presenta la tentazione di Gesù nel
deserto.
L’evangelista descrive le sue tre tentazioni a cui fu sottoposto Gesù. E in
lui noi siamo vincitori.
In queste tre tentazioni c'è racchiusa ogni possibile tentazione
dell'uomo: la tentazione del potere, dell’avere e del piacere.
Ma Gesù ci insegna a vincere: con la Parola di Dio, con l’essere sottomessi
al Signore e a Lui solo rendere onore e culto.
Lasciarsi “vincere” dal male, dalle tentazioni significa diventare più
schiavi: schiavi del peccato, di falsi valori e false libertà.
Il Signore si pone davanti a noi, oggi, come il modello da imitare.
Ci insegna ad ascoltare la Parola di Dio, a pregare e a condurre una vita
dignitosa e tranquilla, ci insegna a partecipare ai sacramenti per avere
l’aiuto necessario e superare le prove e le tentazioni.
Gesù ci vuole insegnare ad “ascoltare” la voce dello Spirito quando quella
della carne ci spinge al male.
Ci vuole insegnare a “resistere” alle tentazioni, per provare la nostra
fedeltà a Lui, il nostro amore a Lui.
Il salmista ci fa cantare: Perdonaci Signore, abbiamo peccato (stesso
ritornello del mercoledì delle Ceneri).
Possiamo pregare con il salmo 90/91
Chi abita al riparo dell'Altissimo,
passerà la notte all'ombra dell'Onnipotente.
Io dico al Signore: Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido.
Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dala peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.
venerdì 4 marzo 2011
6 marzo 2011 – domenica della IX settimana del Tempo Ordinario
DALLA PAROLA DEL GIORNO
Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.”
Mt 7, 21
Come vivere questa Parola?
La preghiera è come l’aria per la vita spirituale. Non puoi farne a meno. E guai se ti lasci andare alle derive dell’attivismi, fosse pure “inzuppato” di santi intenzioni! Però la preghiera non è un macinar parole su parole ma il buon grano che è il suo farsi vita. E quale vita? Quella che coincide col compiere, momento per momento, la volontà di Dio. Gesù è venuto a darcene splendido esempio. Unito al Padre nel pensiero e nel cuore, ne è stato testimone operando il bene. Lui, che ha voluto perfino soggiacere alla terribile tentazione per essere in tutto come noi (fuor che nel peccato) ci ha insegnato quel che più conta. Perché impalcarsi a registi della propria vita, alienandosi da Dio e tentando un’autonomia fuori della sua volontà, coincide con l’autodistruzione. Mentre ciò che Dio vuole per noi è la solidità; di un progetto che è salvezza per noi. Proprio come la solidità della roccia su cui poggia la prima casa della breve parabola del vangelo odierno.
Nel Regno dei Cieli non si entra solo alla fine della vita ma, in serenità di fondo, in cuore di speranza e in clima di gioia si entra già ora. Appena uno decide a addestrarsi e discernere, momento per momento, ciò che è chiamato a fare per piacere a Dio, il Suo Regno che è amore pace gioia bontà e ogni altro vero bene, s’instaura nel profondo e s’irradia poi intorno a lui.
Signore, dammi sempre di intendere quello che tu vuoi da me e che la tua PAROLA e le mediazioni di Esse mi chiarificano. E dammi volontà forte a compiere quello che mi chiedi. Rendimi come sulla roccia!
La voce di un dottore della chiesa
L’anima che è tesa verso Dio, viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera.
S. Giovanni Crisostomo
Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.”
Mt 7, 21
Come vivere questa Parola?
La preghiera è come l’aria per la vita spirituale. Non puoi farne a meno. E guai se ti lasci andare alle derive dell’attivismi, fosse pure “inzuppato” di santi intenzioni! Però la preghiera non è un macinar parole su parole ma il buon grano che è il suo farsi vita. E quale vita? Quella che coincide col compiere, momento per momento, la volontà di Dio. Gesù è venuto a darcene splendido esempio. Unito al Padre nel pensiero e nel cuore, ne è stato testimone operando il bene. Lui, che ha voluto perfino soggiacere alla terribile tentazione per essere in tutto come noi (fuor che nel peccato) ci ha insegnato quel che più conta. Perché impalcarsi a registi della propria vita, alienandosi da Dio e tentando un’autonomia fuori della sua volontà, coincide con l’autodistruzione. Mentre ciò che Dio vuole per noi è la solidità; di un progetto che è salvezza per noi. Proprio come la solidità della roccia su cui poggia la prima casa della breve parabola del vangelo odierno.
Nel Regno dei Cieli non si entra solo alla fine della vita ma, in serenità di fondo, in cuore di speranza e in clima di gioia si entra già ora. Appena uno decide a addestrarsi e discernere, momento per momento, ciò che è chiamato a fare per piacere a Dio, il Suo Regno che è amore pace gioia bontà e ogni altro vero bene, s’instaura nel profondo e s’irradia poi intorno a lui.
Signore, dammi sempre di intendere quello che tu vuoi da me e che la tua PAROLA e le mediazioni di Esse mi chiarificano. E dammi volontà forte a compiere quello che mi chiedi. Rendimi come sulla roccia!
La voce di un dottore della chiesa
L’anima che è tesa verso Dio, viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera.
S. Giovanni Crisostomo
lunedì 18 ottobre 2010
19 ottobre 2010 – martedì della XX1X settimana del Tempo Ordinario
DALLA PAROLA DEL GIORNO
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
Lc 12, 37
Come vivere questa Parola?
Tutto il capitolo 12 di Luca è un insieme di ammonizioni e sollecitazioni a mettere la fiducia solo nel Signore e ad impegnarci a vivere in atteggiamento di vigile attesa.
La fede cristiana non è questione di alcuni momenti importanti della vita che vengono ‘santificati’ con riti speciali, come il battesimo, il matrimonio, la morte. Il cristianesimo è l’adesione alla persona di Cristo, Figlio di Dio, con tutta la propria vita, in una tensione di amore continuo per ascoltare la sua voce, essere consapevoli della sua presenza, impegnati a vivere, il più fattibile, come lui.
Così, quando il padrone ritorna, a qualsiasi ora, egli ci troverà ad accoglierlo, e ci chiamerà “Beati”.
Nella mia pausa di contemplazione, oggi, medito su queste parole di Gesù: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”, e mi metto nella situazione dei servi beati, pronto ad entrare alla festa delle nozze eterne.
Signore Gesù, voglio trovarmi pronto quando tu vieni! Tu conosci le debolezze che mi ostacolano e mi accecano. dammi il coraggio e la forza di vivere con coerenza ciò che porto nel cuore.
Un teologo-mistico dei nostri giorni
Mentre il bambino, crescendo, acquista una sua autonomia nei confronti dei genitori, nella vita cristiana cresce piuttosto la nostra dipendenza dallo Spirito per farci vivere sempre più la vita del Figlio di Dio.
Divo Barsotti
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
Lc 12, 37
Come vivere questa Parola?
Tutto il capitolo 12 di Luca è un insieme di ammonizioni e sollecitazioni a mettere la fiducia solo nel Signore e ad impegnarci a vivere in atteggiamento di vigile attesa.
La fede cristiana non è questione di alcuni momenti importanti della vita che vengono ‘santificati’ con riti speciali, come il battesimo, il matrimonio, la morte. Il cristianesimo è l’adesione alla persona di Cristo, Figlio di Dio, con tutta la propria vita, in una tensione di amore continuo per ascoltare la sua voce, essere consapevoli della sua presenza, impegnati a vivere, il più fattibile, come lui.
Così, quando il padrone ritorna, a qualsiasi ora, egli ci troverà ad accoglierlo, e ci chiamerà “Beati”.
Nella mia pausa di contemplazione, oggi, medito su queste parole di Gesù: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”, e mi metto nella situazione dei servi beati, pronto ad entrare alla festa delle nozze eterne.
Signore Gesù, voglio trovarmi pronto quando tu vieni! Tu conosci le debolezze che mi ostacolano e mi accecano. dammi il coraggio e la forza di vivere con coerenza ciò che porto nel cuore.
Un teologo-mistico dei nostri giorni
Mentre il bambino, crescendo, acquista una sua autonomia nei confronti dei genitori, nella vita cristiana cresce piuttosto la nostra dipendenza dallo Spirito per farci vivere sempre più la vita del Figlio di Dio.
Divo Barsotti
giovedì 16 settembre 2010
DALLA PAROLA DEL GIORNO
A voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture.
1 Cor 15,3-4
Come vivere questa Parola?
Paolo ha ricevuto dell’oro prezioso. A sua volta è venuto trasmettendolo. Si tratta della verità fulcro del nostro essere cristiani: la passione, morte e risurrezione di Gesù.
Qui sta tutto il motivo di quella fede che, in altro momento, Paolo chiamerà “la vittoria che vince il mondo”. E ancora esplicita: “Cristo mi ha amato e si è dato per me” (Gal 2,20). È il senso profondo della sua passione e morte che arriva in direttissima dentro la mia storia personale. E – attenzione! – procede con un condizionale che spazza via ogni titubanza: “Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede”.
Ecco perché, proprio su questo argomento della risurrezione, nel brano di oggi, Paolo si attarda a nominare i testimoni oculari – diremmo: quelli a cui Gesù risorto è apparso, aggiungendo perfino “più di cinquecento fratelli… la maggior parte di essi – dice Paolo – vive ancora.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, ringrazio per la forza la luce l’esplosivo contenuto di verità che le Sacre Scritture contengono. Chiedo la grazia di perseverare nell’ascolto quotidiano della Parole: luce ai miei passi e forza nel cammino.
La voce di un grande Padre
Se, come dice l’Apostolo, Cristo è potenza e sapienza di Dio, chi non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo: Ignoratio Scripturarum ignoratio Christi est.
S.Girolamo
A voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture.
1 Cor 15,3-4
Come vivere questa Parola?
Paolo ha ricevuto dell’oro prezioso. A sua volta è venuto trasmettendolo. Si tratta della verità fulcro del nostro essere cristiani: la passione, morte e risurrezione di Gesù.
Qui sta tutto il motivo di quella fede che, in altro momento, Paolo chiamerà “la vittoria che vince il mondo”. E ancora esplicita: “Cristo mi ha amato e si è dato per me” (Gal 2,20). È il senso profondo della sua passione e morte che arriva in direttissima dentro la mia storia personale. E – attenzione! – procede con un condizionale che spazza via ogni titubanza: “Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede”.
Ecco perché, proprio su questo argomento della risurrezione, nel brano di oggi, Paolo si attarda a nominare i testimoni oculari – diremmo: quelli a cui Gesù risorto è apparso, aggiungendo perfino “più di cinquecento fratelli… la maggior parte di essi – dice Paolo – vive ancora.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, ringrazio per la forza la luce l’esplosivo contenuto di verità che le Sacre Scritture contengono. Chiedo la grazia di perseverare nell’ascolto quotidiano della Parole: luce ai miei passi e forza nel cammino.
La voce di un grande Padre
Se, come dice l’Apostolo, Cristo è potenza e sapienza di Dio, chi non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo: Ignoratio Scripturarum ignoratio Christi est.
S.Girolamo
martedì 3 agosto 2010
lunedì 2 agosto 2010
Messaggio della Vergine Maria del 2 Agosto 2010

Cari figli, oggi vi invito a cominciare insieme a me nei vostri cuori a costruire il Regno dei Cieli, a dimenticare ciò che è personale e, guidati dall’esempio di mio Figlio, a pensare a ciò che è di Dio. Che cosa Lui desidera da voi? Non permettete a satana di aprirvi le strade della felicità terrena, strade in cui non c’è mio Figlio. Figli miei, sono false e durano poco. Mio Figlio esiste. Io vi offro la felicità eterna e la pace, l’unità con mio Figlio, con Dio, vi offro il Regno di Dio. Vi ringrazio.
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